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Dopo 2 anni di serie C eravamo entusiasti di essere tornati in B. Grandi speranze, sogni, l'idea di poter tornare ad essere il Pescara di un tempo Ma poi il duro impatto con la realtà. Siamo pur sempre la società di scibilia e oliveri, sappiamo quanto valga la loro parola e quella dei loro sottomessi.. vero iaconi? Ci siamo ritrovati a retrocedere.. E oggi il nostro posto (o meglio il posto di squadra e società) sarebbe in serie C, se in questo calcio valessero i verdetti del campo. Con nostro disinteresse siamo stati ripescati in B, non prima di aver dovuto assistere ad una lunghissima ed estenuante tiritera; un giorno eravamo in C, un altro in B insomma tutte le squadre erano in ritiro ed a pieno organico, mentre la nostra squadra non sapeva neanche a che campionato avrebbe partecipato..bah, vabbè dalla serie non ci importa più di tanto.. Ma le nostre vacanze estive hanno avuto un ben altro, grande ed annoso rompimento di coglioni: la telenovela societaria, che dire scibilia aveva giurato e spergiurato di lasciare, di andare finalmente via, anzi aveva detto che avrebbe regalato, si proprio REGALATO la società. E come mai ce l'abbiamo ancora tra i coglioni?? La telenovela ha avuto diverse comparse; tra gente ambigua, imprenditori ricattatori, profittatori dell'ultima ora, loschi figuri in cerca di pubblicità e praticanti parolai di comparse ne abbiamo viste molte, troppe. Infine arriva questo Cav. Paterna: sembra determinato all'acquisto, forte di una lunga e poliedrica esperienza imprenditoriale..tanto parlare, pubblicità, interviste..e questo signore compra un ridicolo 20% con un opzione per un ulteriore 30%. Cosa pensare? Paterna è solo un ancora di salvataggio per l'accoppiata calabrese od uno che che invece è ingenuamente caduto nei loro giochi? Ci siamo tolti lo sfizio di incontrarlo, per cercare di capire quale effettivamente fosse il suo ruolo. Il problema è che non lo sa bene neanche lui, non sa se beneficierà del diritto di opzione non sa se resterà al Pescara..insomma non sa nulla, nulla per farci capire quali siano le sue intenzioni. Pertanto continuiamo ad ignorarlo, in quanto, pur essendo nominalmente il Presidente, è solo un socio MINORITARIO. Non diamo ancora un giudizio definitivo sul suo conto ma tocca solo a lui smentire la nostra diffidenza.Il nostro problema rimane SCIBILIA: ne abbiamo le palle piene e vogliamo che lui ed il genero se ne vadano al più presto. Per adesso CANTIAMO SOLO PER LA MAGLIA e CONTRO questa PSEUDO-SOCIETA' e rimaniamo solo noi a difendere questi colori! |
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Tutto ciò che ci unisce sono quei colori. Persone diverse, pensieri diversi uniti nel momento della partita, nel provare ancora i brividi cantando tutti assieme, nel sentirsi ancora appassionatamente uniti, fratelli, nell'essere gli unici proprietari di quei colori, i cavalieri sempre pronti alla battaglia per quella maglia.Quante ne abbiamo viste, quante ne abbiamo pure fatte. Chilometri su pullman e treni disperati, senza soldi, senza bere, senza mangiare, costretti a respirare in spazi minimi, a pisciare nelle bottiglie. Costretti spesso a subire soprusi dall'ignoranza dall'ignorante arroganza di una divisa. Ci siamo divertiti con la nostra goliardia ed i nostri cori, con le cariche e la caccia all'uomo "straniero", con le zingarate, con la birra e con il vino, con le innumerevoli avventure che da sempre hanno colorato le nostre domeniche, ben lontano da chi le ha viste sempre grigie, abbagliato dai falsi colori di una TV.Siamo i proprietari del nostro passato, delle nostre storie, dei nostri colori. Nessuno, né uno Scibilia o un Paterna di turno, né un questore od un capitano, potranno mettere la parole FINE alle nostre vicende, tutto quello che ci è attorno, dalle bandiere agli odori, dal grigiore dei gradoni all'echeggiare dei cori è NOSTRO e NOI SIAMO ANCORA QUI! Tutto deve ancora essere, non dobbiamo MAI lasciare che questi colori che ci appartengono restino soli, non dobbiamo permettere che qualche risultato negativo ci allontani da questa maglia. L'orgoglio per qualcosa di nostro ci deve far superare tutto, dobbiamo sempre continuare a cantare e ad essere fieri di noi e di quello che abbiamo rappresentato e che NONOSTANTE mille difficoltà continuiamo a rappresentare, nelle partite e nel calcio e aldilà delle partite e del calcio. Anche quando perdiamo 5 a 0 ricordiamo sempre chi siamo e da dove veniamo, e dopo la partita SENZA VOCE! |
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Finalmente!!!Anni di attese,anni di contestazione, anni di sofferenze e delusioni gli ultimi anni che hanno visto Pietro Scibilia alla presidenza della Pescara Calcio. Abbiamo aspettato, abbiamo chiesto, sperato, gridato che andasse via, che dopo 19 anni, fatti anche di cose buone, lasciasse la società a qualcuno con più entusiasmo, a qualcuno che avesse voglia, finalmente, di mettere mano al portafogli. Ricordiamo le nostre innumerevoli iniziative contro questa società partente, dalle contestazioni allo stadio algli striscioni portati in tutta Italia, fino alla manifestazione che nel 2001 coinvolse migliaia di persone per le strade centrali della città. Purtroppo allora tutto ciò non portò a nulla. Quello che ci ha sempre dato fastidio di quella dirigenza non è stato tanto il fatto di averci fatto assistere a campionati penosi e di non aver tirato fuori una lira; no, a farci perdere la pazienza e a farci assumere toni forti e posizioni radicali è stata larroganza di quella dirigenza, che più di una volta si è permessa di esprimere giudizi su di noi, si è permessa di dichiarare di voler chiudere la NOSTRA CURVA, non gradendo la nostra legittima contestazione. Scibilia e Oliveri avrebbero dovuto stare al loro posto in quella circostanza, mentre le loro dichiarazioni ci hanno irritato più delle sconfitte, delle retrocessioni e dei soldi mai tirati fuori. Si volta pagina adesso. Alla nuova proprietà non chiediamo nullaltro se non di rispettarci sempre (Noi siamo qui dal 1976 ), di avere nei nostri confronti un atteggiamento chiaro e lineare. Speriamo poi che ci sia la volontà di portare la nostra squadra a livelli superiori e per far questo cè sicuramente bisogno di tirar fuori i soldi. Sappiamo che per vedere i primi cambiamenti cè bisogno di tempo. Non abbiamo fretta, eviteremo giudizi precipitosi e staremo a guardare per un po e sosterremo sempre la squadra. Infine qualcosa da dire ai tifosi pescaresi; in molti negli ultimi anni hanno disertato lo stadio, dicendo che fin quando ci fosse stato Scibilia a muovere i fili, non vi avrebbero più messo piede. Adesso speriamo che con il cambio di società e con nuove prospettive allorizzonte questi tifosi tornino allo stadio. Solo tutti assieme potremmo ritrovare lentusiasmo che tanti anni grigi ci hanno fatto perdere. Dopo anni di attesa a criticare e contestare adesso cambia pagina anche per noi. Non ci sono alibi, quello che aspettavamo è arrivato. Bisogna andare oltre, adesso, alle singole partite e mettercela tutta, non demoralizzarsi ed essere veramente un fattore determinante BASTA PAROLE ADESSO, E IL MOMENTO DI TIRAR FUORI LORGOGLIO!!! |
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Qualche sera fa abbiamo visto alcuni “capi” di varie curve italiane ospiti nella trasmissione televisiva di Bruno Vespa “Porta a porta”. “Che cazzo ci fanno gli ultras in televisione”? ci siamo chiesti. Gli ultras, appartenenti a “Progetto Ultras”, un'organizzazione un po' chiacchierata che si pone come obiettivo la difesa dei diritti degli ultras e che raccoglie adesioni di diverse tifoserie italiane (non della nostra), appartenevano a diverse squadre ed erano lì con la volontà di dimostrare che l'ultras non è la parte marcia del calcio e soprattutto di pubblicizzare tutti gli abusi e le ingiustizie che sistematicamente subiamo.Non discutiamo la buona fede dei presenti, ma troviamo sbagliato andare in televisione, anche se si dicono cose sacrosante. Il motivo è semplice e dovrebbe essere chiaro a tutti. La televisione è di per se manipolatrice e se non la si sa usare bene si rivolta contro chi la vuole usare. Come si può pensare di andare lì e di tener testa ad un Vespa che in televisione ci sta da vent'anni, abituato com è ad intervistare politici e azzeccagarbugli vari? Come si può pensare di andare lì e riuscire a mandare un messaggio positivo, a non cadere nei vari tranelli posti da vecchie iene? Sarebbe stato come se avessimo invitato Vespa e CO. a scontrarsi fisicamente con noi. Loro non avrebbero i numeri per farlo, così come noi non li abbiamo per farlo con loro su quel terreno. Con la stampa si può avere un rapporto minimo, mandare comunicati, sperando che non li distorcano nel senso o rilasciare, al limite, interviste, ma non partecipare ad un contraddittorio, perché oggettivamente non ne abbiamo le capacità. Poi ultras è stadio, treni, autogrill, strada e non certo salotto televisivo. Se si vuole comunicare lo si può fare, sacrosanto, ma con i mezzi che riusciamo a crearci da noi, le nostre fanzine, i nostri siti, i volantini. Non si può cascare in un tranello tanto evidente.Ultras è un modo di intendere la vita in maniera completamente diversa da come la intendono i signori che ci impongono litanie televisive, Ultras è anche opporsi in maniera totale a queste persone, ad i famosi “potenti”. A cosa servono i programmi televisivi, a cadere nel buonismo? A fingere di essere bravi ragazzi semplici tifosi? Nessun interlocutore televisivo accetterà mai il discorso degli scontri, come nessun telespettatore “comune”. Bisogna capire che noi, mentalmente e comportamentalmente viviamo in un altro mondo, che non è il loro, e su determinate cose non potremo mai essere compresi. Uno o certe cose se le sente o non le concepisce proprio. Questo deve essere chiaro. Per noi è normale fare 600 chilometri viaggiando scomodi con mezzi di fortuna e giungere nella città della partita e prendere un fracco di botte, mentre per qualsiasi altra persona tutto ciò è una follia bella e buona. Certe cose appartengono a chi le vive e a chi le sente e a nessun altro e nessuno all'infuori di noi le può comprendere. Possiamo parlare di tutto, ma quando si arriva a spiegare il perché della violenza, apriti cielo. Poi trovarsi davanti ad un Biscardi, questo i ragazzi presenti proprio non lo meritavano. Qualcosa di giusto è trapelato, ma per noi, solo per noi che già sapevamo, mentre per il resto del pubblico quella trasmissione non è servita a nulla. Altri devono essere i mezzi per esprimere il nostro protagonismo, non è sicuramente pensabile fare una cosa del genere. Riteniamo che i presenti lo abbiano fatto perché ritenevano di poter portare avanti un certo discorso per il bene degli ultras tutti, va dato loro atto di averci messo la faccia, di aver avuto il coraggio di affrontare una situazione senz'altro poco piacevole, ma va anche detto che per noi questa, anche se può sembrare una strada invitante, è una forma sbagliata di manifestarsi. |
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La curva ci contiene,ospita noi, brava gente. In origine le curve venivano chiamati i “popolari” il settore economico, del popolo. Da lì che col tempo iniziò ad arrivare la confusione, da lì che cominciò a crearsi l'aggregazione. Tutti stretti e a poco prezzo, tutti i ragazzi meno abbienti. Il calcio trascina, non si riesce a stare fermi e calmi quando la tua squadra attacca sulla fascia, non ci se la fa a stare in silenzio. No, spettatori no. Bisogna essere parte del gioco, bisogna cambiare gli eventi, giocare per la propria squadra. Non siamo al cinema, l'evento è in corso. Da questi fattori, dall'impossibilità a stare fermi alla consapevolezza di poter cambiare gli eventi, deve essere nato il tifo per come oggi lo intendiamo. Poi la voglia di divertirsi, di fare gruppo, di scherzare tutti assieme, attorno ad un gioco. Ma un gioco diventa qualcosa di terribilmente serio quando in ballo c'è qualcosa di tuo, il nome del tuo quartiere o della tua città ed intorno c'è la tua gente, i tuoi compagni, i tuoi amici di sempre e quelle bandiere divengono per sempre le tue bandiere, simbolo di tutto quello che c'è attorno e dentro di te. Un simbolo per il quale esserci, un simbolo da portare avanti con onore, un simbolo da difendere, per il quale senza dubbio lotteresti. Perché rappresenta te e tutto ciò che hai. No, non è più un gioco, dentro c'è l'orgoglio dell'appartenenza, ci sei dentro tu con il tuo vivere, i tuoi luoghi, le tue passioni. E più segui e più il tutto, quello che è nel gioco e quel che è attorno, ti si appiccica, diviene sempre più tuo. La curva rimane il luogo per eccellenza dove si provano più emozioni, dove c'è più attesa, dove si mischiano nel tempo di una partita emozioni ed aspirazioni, dove le attese si fanno frenetiche, l'ansia sale e le aspettative sono totali. Vanno aldilà del risultato, sono aspettative di vita, aspirazioni di poter essere i protagonisti in quel settore, di poter portare alla ribalta, alla vista di tutti, il tuo modo di essere, il tuo spirito di libertà, il tuo saper andare oltre assieme alle persone nelle quali credi, con le quali sei pronto a sfidare il tutto. E tutti insieme appassionatamente si assiste in piena coralità al destino delle speranze comuni. Nell'attorno della partita, nella curva appunto si crea valore: il valore della partecipazione, dell'amicizia, il valore dello stare assieme, dell'impersonare nell'arco di 90 minuti tutti gli stati d'animo possibili. Poi con il tempo questo stare assieme diviene più importante della partita stessa; sorge la fratellanza, c'è spazio per il divertimento e tante vite e tanti destini che si incontrano lì, segregati in una curva, luogo divenuto nel frattempo “famigerato” perché troppo irruente e violento nel difendere quei colori e quell'appartenenza comunitaria. Curva al centro di veri e fantomatici processi, curva perché si risparmia, ma poi curva perché ti da la sensazione di essere parte di un corpo unico, che canta, agisce, si muove simultaneamente. Curva vitalità, curva sono in curva e lì rimango, affascinante per la curiosità che desta e perché ciò che è dritto risulta infine monotono, luogo di separazione dagli altri, di distinzione da quelli “tiepidi” che non vivono la partita, che non entrano dentro la partita; curva luogo di clausura e di visione “distorta” del mondo. La curva è il nostro luogo naturale di vita, ci appartiene come noi apparteniamo a lei, conosce ogni nostro atteggiamento ed ogni nostra storia, sa sempre come ci comporteremo. Non ci interessa il venir additati o denigrati, la curva è il nostro posto e lì valgono le nostre regole, il mondo con le sue falsità precise ed impachettate non entra. In curva c'è la nostra passione, c'è il nostro mondo, contorto ed impervio, ma vero. Tutto questo siamo noi, tutto quello che in curva si respira ed aleggia nell'aria'lo abbiamo già scritto e lo ricordiamo: TUTTE LE COSE DRITTE MENTONO, OGNI VERITA' E' CURVA |
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Noi amiamo il Pescara … lo vedi nelle strade della città, nei bar, in ogni dove ci sia un gruppetto di pescaresi, l'argomento è quello: Il Pescara Calcio. Racconta la storia di una città innamorata che in tempi non troppo lontani scrisse una delle pagine più belle della storia calcistica italiana: la trasferta a Bologna in un numero troppo grande per essere ricordato oggi. Ed i pescaresi tutti ne fanno giustamente, un punto d' onore. Spesso si ricorda quella mitica trasferta, spesso si sente in giro: “noi siamo stati capaci di andare a Bologna in 40.000 …. Eppure a Treviso qualche tempo fa eravamo una decina, eppure a Salerno, trasferta “pericolosa” e immancabile, eravamo 15 … Ma tanto siamo tutti pronti a ricordare i 40.000 ! Invece, bisognerebbe andare avanti, affrontare la realtà, così si ricorderebbe adeguatamente quella giornata. Piuttosto che parlare di ricordi e di cose che adesso non esistono più, invece di criticare le altre tifoserie, qualunque esse siano, bisognerebbe provare a guardarsi in faccia. I numeri di Treviso e Salerno dovrebbero semplicemente farci vergognare. Dovrebbero far vergognare tutti quelli che girano con le nostre maglie, tutti quelli che stanno sempre a parlare, a criticare, a scrivere su INTERNET…Dovrebbe far vergognare anche tutti quelli che ci frequentano assiduamente, ma che poi alla trasferta preferiscono SKY . Per carità, ognuno a i suoi problemi ed i suoi impegni e le partite di sabato sera di certo non aiutano… Però cazzo, 15 a Salerno … questo il nome dei Rangers non lo meritano proprio. A farci incazzare ancora di più è la rabbia dei diffidati: loro ci vengono a salutare quando partiamo, loro vorrebbero ogni volta prendere e partire , si sentono oppressi , ingabbiati. E sputano una giusta indignazione verso quelli che pur potendo, preferiscono starsene a casa, sottocoperta, tranquilli. A Salerno, tra l'altro, ci siamo divertiti tantissimo, ma questa volta non raccontiamo nulla. Troppo, comunque, ci siamo vergognati di essere così pochi a rappresentare il nome della nostra città…. Molti di voi ci avranno anche visto in TV, uno per uno, faccia per faccia … chissà cosa avrete provato a vederci in così pochi ? Vi sarete lamentati? avrete sproloquiato , come spesso accade? vi sarete vergognati? lo speriamo… Immaginiamo che se fosse successo qualcosa al nostro materiale, se avessimo perso una bandiera, uno stendardo in un eventuale scontro, tutti sareste stati pronti a puntare il dito contro di noi. Questa volta il dito lo puntiamo noi. Noi 15 sfigati presenti, noi che andiamo ovunque, che superiamo realmente gli ostacoli come anche molti di noi cantano….. Ebbene ci avete realmente rotto il cazzo con la vostra assenza. Di gente che si ricorda del Pescara e di essere Ultras solo quando va a Vicenza o a Perugia ne abbiamo le palle piene. Non siamo meglio di voi , ma non vogliamo campare di ricordi. Vogliamo gridare in ogni cazzo di città d'Italia il nostro orgoglio di essere pescaresi INSIEME A TUTTI VOI. Vogliamo trovarci al fianco a centinaia di persone che come noi amino i nostri colori … Vogliamo divertirci tutti assieme , essere il vento di una città ! FORZA RAGAZZI …DIAMOCI UNA MOSSA ! |
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Molti di noi, all'inizio di questo campionato e sopratutto dopo le prime a dir poco deludenti prestazioni calcistiche, ironizzavano sull'effettiva possibilità per la nostra squadra di conquistare almeno un punto in questo torneo. Invece i punti sono arrivati, in buona quantità, e per di più tutti belli sudati e meritati. Anzi, a voler essere pignoli, meritavamo molto di più. Nell'ultima trasferta di Catanzaro, ad esempio, il Pescara ha praticamente dominato tutto il secondo tempo, dimostrando non solo di poter competere in un torneo così difficile, ma anche di essere ben più forte del neo-promosso Catanzaro, salvato solo da un portiere in giornata di grazia (ma possibile che capitano tutti a noi?). Comunque, come spesso avviene in città durante la settimana, sui giornali, in Tv, nei bar si è parlato molto poco di Catanzaro-Pescara e molto più delle solite tormentate (e ormai stucchevoli) vicende societarie. Il nuovo presidente Paterna sembra tuttavia davvero intenzionato a fare qualcosa di buono. A dire il vero qualcosa di buono già l'ha fatto ( se non c'è più Scibilia forse è anche merito suo, non bisogna dimenticarlo) ma addirittura si è sbilanciato, facendo promesse e armandosi di ogni buon proposito. "La serie A in 5 anni", queste le sue ultime beneauguranti dichiarazioni. Ma sono proprio queste ultime parole, esattamente quelle che ogni tifoso pescarese voleva sentirsi dire, a far scattare il campanello d'allarme! Quante promesse, quante parole buttate al vento! Nell'ultimo decennio a Pescara le promesse sono state l'unica cosa che non è mai mancata, e guarda caso sono coincise con anni davvero bui per la nostra storia. Due anni in C1, due retrocessioni sul campo, squadre mediocri, giocatori indecenti e soprattutto indegni. Eppure noi tifosi della curva, ben maturi e consapevoli delle difficoltà per una società non proprio ricca come la nostra di poter raggiungere la seria A nell'epoca del calcio moderno, ci saremmo più volte semplicemente accontentati di vedere onorata la maglia che amiamo, e per cui da sempre ci sacrifichiamo lottando con cuore e coraggio. Ci sarebbe bastato veder combattere la squadra, vedere grinta, impegno, orgoglio di appartenenza. Portare la maglia del Pescara non può che essere un onore... e invece nemmemo questo! Giocatori finiti che venivano a passare il tempo nella nostra città così bella, altri che pensavano già alla prossima destinazione, alcuni addirittura in aperto conflitto con la curva nord, da sempre il cuore pulsante intorno a cui ruotano le vicende della Pescara Calcio. Per tutti questi motivi ad oggi, le promesse creano solo scetticismo, fanno solo rievocare brutti ricordi, per certi versi fanno paura e magari portano anche sfiga! Tuttavia, nella squadra di quest'anno sembra esserci un ritrovato ardore, una buona grinta, qualcosa che non eravamo più abituati a vedere negli ultimi anni. E allora, come in tutte le cose della vita, il primo passo da fare, prima di ogni promessa, prima di ogni sogno, prima di ogni buon proposito, è quella di rimboccarsi le maniche e scendere in campo con il coltello tra i denti. In altre parole: COMBATTERE ! E questo vale anche per il presidente Paterna, che speriamo davvero ci metta del suo, non solo soldi ma anche impegno e passione. Poi, quello che arriverà accetteremo, consapevoli di aver lottato e di essercelo meritato. E Noi.....Ci Saremo Sempre! |
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I gruppi ultras si manifestano dietro striscioni e simboli che li rappresentano, dentro il proprio settore: la curva. Tutti quei simboli, quelle bandiere cessano di essere solo degli oggetti nel momento in cui realmente rappresentano qualcosa. E quel qualcosa è la storia di ragazzi, storia fatta nelle strade e negli stadi. Quei simboli rappresentano il legame, l'amicizia. Quei simboli incarnano questi valori. Noi siamo in quei simboli. Noi siamo nella curva. Noi siamo lì dentro e ci siamo per interi…lì c'è il nostro spazio, i nostri amici, la nostra storia personale, luogo al quale sottendono una serie di valori e di regole non scritte, ma che ci sono e si ‘respirano' lì e solo lì dentro…tu sei nel gruppo e respiri una complicità altrove sconosciuta, un'amicizia diffusa… Quest'identità forte, quest'appartenenza, questo discorso territoriale, comprende la violenza. La violenza c'è, è inutile negarlo, in tutti gli uomini. E c'è anche allo stadio. Ma il fatto è che la violenza non è il fine, non è la base di tutto, ma solo l'aspetto più ‘appariscente' di un vasto mondo dai molteplici aspetti. La violenza è il mezzo di confronto estremo tra i gruppi, tra le nostre ‘bande'. C'è una forte appartenenza partigiana che porta all'essere NOI contro gli altri per una miriade di motivi che possono nascere da una ‘sana rivalità' calcistica o da motivi meramente estranei ad una qualsiasi partita di calcio, ma pertinenti al nostro mondo parallelo. La violenza esiste, è un momento di confronto ed è un momento assolutamente adrenalinico. Oggi è difficile capire queste cose…Tutti pacifisti, pronti a spergiurare in nome della non violenza…ma è un fatto umano, troppo umano, soprattutto per i giovani, quello di rispondere con la violenza quando qualcosa di proprio, qualcosa a cui si tiene immensamente viene ‘toccato'. Ma questi scontri non sono volontà di annientamento dell'altro. Molti si stupiscono della solidarietà che ci possa essere tra ultras di diverse squadre, magari rivali acerrimi . Questa solidarietà si è manifestata nella settimana appena trascorsa, a causa del decesso di un ultras storico della Sambenedettese, squadra nostra nemica. Per noi è naturale rivolgere un pensiero, un saluto, a chi nella vita, seppur sotto diversi colori, ha fatto il nostro stesso percorso, ha subito le stesse repressioni, ha provato le stesse emozioni. Che poi sia stato ‘dall'altra parte della barricata' in determinati momenti non vuol dire molto. La vita è sempre un valore, anche per gli ultras. Ed il fatto di scontrarsi non vuol dire voler uccidere le persone del gruppo con il quale ci si scontra. C'è una certa lealtà (che purtroppo, nessuno lo nega, da certi subdoli individui viene oltraggiata e ciò provoca danni a tutti) negli scontri. Capiamo, riconosciamo di vivere tutti, colori a parte, una stessa situazione, abbiamo più o meno tutti lo stesso modo di intendere la vita. Come per noi è nostro ed intoccabile il nome RANGERS così per un ultras di un'altra squadra lo è il nome del proprio gruppo. Come noi altri ultras percorrono chilometri, difendono i loro simboli, si sbattono contro le ingiustizie che quotidianamente ci attanagliano… Quando muore un ultras, soprattutto se è uno di quelli che ha fatto la storia, muore sempre uno di noi. Uno che aveva fatto sacrifici, aveva tenuto al proprio gruppo, una persona simile a noi, al quale dobbiamo per forza rispetto, perché rispetto ha meritato nel suo essere ultras, nell'essere simbolo di una curva intera. Salutiamo CIOFFI, l'ultras sambenedettese, con forte rispetto per quel che ha fatto negli anni nella sua curva e comprendiamo il grande dolore degli altri ultras sambenedettesi, ai quali diciamo solamente di onorare il loro amico nel migliore dei modi possibili:continuando ad essere ULTRAS |
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Palloni sgonfi, palloni bucati, palloni finiti nella finestra del vicino di casa, che puntualmente s'incazza, ci hanno portati fin qui. La passione, un gioco che unisce e divide un gioco che ti fa ricordare di essere della tua città e te ne fa essere orgoglioso. Pescara Calcio 1936 , un nome che unisce, le casacche biancazzurre, quella magia in quei colori che ti si fissa in testa. Dentro ci sono delle persone, i calciatori, ma a te non te ne frega nulla, ti brillano gli occhi quando vedi quella maglietta e quando hai la fortuna di indossarla ti sembra di sognare, ti sembra di stare su di un altro mondo. E la settimana a parlare del Pescara, a studiare classifica e scontri diretti… Un amore senza confine ed una città innamorata, una città che cresce piena di entusiasmo per la sua squadra di calcio che la rende famosa in giro per l'Italia. La serie A, una curva Nord piena, i Pescara Rangers 1976 famosi in ogni luogo , che ovunque si presentino incutono timore e vengono rispettati. Anni favolosi, riguardando le foto o i filmati di quegli anni si capisce realmente cosa fosse l'entusiasmo, cosa la passione per questa maglia. E non era solo la serie A. Ci sono state anche campionati interi di serie B con una curva ed un tifo spettacolare, uno stadio esaltato sempre per quella maglia, anche in momenti difficili, anche in bassa classifica. Essere pescaresi, essere tifosi di quella maglia ci ha sempre reso felici, orgogliosi, uniti. Ma oggi?. Cosa succede? Possibile che il Pescara possa contare solo su 3000 spettatori? Parliamo ancora da grande piazza, deridiamo piccole tifoserie, ma purtroppo la nostra realtà oggi è questa: il Pescara ha tremila tifosi. Anche dopo tutte le storie, anche dopo il tira e molla Sicbilia-Paterna, anche se ‘mo che se ne va Scibilia arturn allo stadio' sempre tremila siamo. Evidentemente il pubblico pescarese, negli anni di latitanza dovuti a campionati penosi (ma questi tremila erano sempre ed orgogliosamente presenti!) frutto di una società misera e micragnosa, ha trovato valide alternative al tifo per il Pescara. Sarà colpa della televisione (colpa…la colpa è sempre di chi resta a casa..), di una città che offre sempre più vari divertimenti, ma qui il grande pubblico ce lo siamo scordati. Il grande pubblico è, appunto, pubblico, spettatori, gente che assiste ad un evento. Noi siamo tifosi, alcuni ultras, e nell'evento ci entriamo dentro, giochiamo assieme alla nostra squadra, spingiamo le nostre casacche, soffriamo realmente e gioiamo realmente con loro. Il grande pubblico è quello che si presenta allo stadio quando c'è la partita con il Chieti, il grande pubblico è quello che lancia le pietre da dietro lo schieramento di polizia e poi scappa, il grande pubblico è pronto ad arruffarsi tutti i biglietti della curva nei Play-off e poi stare lì senza cantare perché i cori non li conosce. A noi del grande pubblico non ce ne frega poi molto. Vorremmo tanta gente, si, ma tanta gente appassionata come noi. Di gente che del Pescara si ricorda solo una volta l'anno non ce ne facciamo nulla. I numeri interessano a Paterna, agli sponsor, non a noi. Se oggi siamo solo tremila ad essere tifosi del Pescara...bene. Ma tremila che seguiranno in ogni circostanza, tremila che sono pronti a fare tutto per quella magica maglia. Tremila che si fanno sentire, tremila che soffrono. Del resto questa squadra sta lottando e facendo ovunque belle figure. Ed una squadra che lotta, aldilà del risultato che poi ottiene, ci rende orgogliosi. Ci fa ricordare di quando c'innamorammo di questo sport, ci fa ricordare dell'orgoglio che sentiamo dentro quando abbiamo la fortuna di indossare questa nostra maglia biancazzurra. Ci dispiace per gli altri, ma a noi questo Pescara appartiene, e solo a noi! Aspettando i diffidati a braccia aperte, per ricostruire nella nostra curva un nuovo entusiasmo biancazzurro
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Eccoci qua, ancora insieme nonostante tutto. Ventotto anni e qualche mese di storia da onorare, da ricordare e da cui ripartire. Curva Nord = Pescara Rangers, non scordiamocelo. Noi ci siamo ancora, e il Pescara Calcio? Forse c'è, forse non c'è; per l'ennesima volta ci ritroviamo a gennaio nei bassifondi della classifica, per carità, niente da dire, normale routine. Ma c'è una piccola differenza: Paterna al posto di Scibilia e Oliveri. Va benissimo, perfetto, stiamo fin troppo bene considerando i macroscopici problemi di inizio stagione, dalla telenovela societaria al ritardo di preparazione, e pensare che la squadra non ha ancora un terreno decente dove allenarsi…ritardi biologici normalissimi dunque, ma che il mister Simonelli e i giocatori con il loro impegno hanno saputo colmare alla meglio. Ma adesso? NO. Il girone di ritorno del campionato passato non si può e non si deve ripetere. Sbagliando s'impara, e allora attenzione a non ricadere in quegli errori da società dilettantistica. Attenzione a non distruggere quanto di buono costruito fino ad ora. Capitolo Calaiò: per come la vediamo noi, il giocatore deve rimanere fino a giugno onorando al massimo la maglia, poi sarà libero di andarsene dove meglio crede, su questo non ci sono dubbi. Capitolo rinforzi: il Pescara quest'anno è un gruppo caparbio, che non molla mai (apparte Ascoli..e Perugia) e che sa reagire. Ma il campionato è lungo, e tra infortuni, squalifiche e altre insidie, il rischio di affondare è dietro l'angolo. Da Paterna in questo mese di gennaio ci aspettiamo qualche cosa di concreto, niente di che, sia chiaro, ma un segnale positivo che ci attesti il cambio societario e la volontà di riportare il Pescara Calcio ai livelli che gli competono. La domenica allo stadio siamo pochi, è vero. Non è da Pescara andare in 3-4000 alle partite “calde”, ma se siamo arrivati a tanto un motivo ci sarà…Noi ci siamo sempre, lì nella NORD, per tifare ma anche per vedere quelle maglie biancazzurre sudare, combattere e magari vincere. IN BOCCA AL LUPO A TUTTI! |
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Non è facile essere ultras del Pescara. Le delusioni si ripetono, i sacrifici diventano sempre più pesanti, l'entusiasmo manca. Non è facile farsi migliaia di chilometri con la massima speranza di fare un punto, non è facile continuare ad andare avanti sempre con le stesse facce, con un entusiasmo che esce fuori solo dal nostro voler essere ultras, senza alcun aiuto esterno… Siamo tornati da Crotone con il solito spirito, accettando la sconfitta, sapendo che per andare avanti bisogna passare per queste sventure. Sapendo che dobbiamo soffrire e soffrire per salvarci. Solo che la pazienza ha un limite. Quelli che siamo… non abbiamo certo paura di una sconfitta, non cerchiamo le nostre motivazioni in un risultato calcistico, sappiamo quel che ci aspetta sempre, non ce ne staremo mai a casa a guardare la tv, anche se in pochi porteremo sempre il nostro nome…Solo che la pazienza ha un limite. Portiamo avanti il nome dei diffidati, crediamo in valori ultras che sono innati in noi, partiamo anche contro voglia a volte, perché c'è bisogno di gente. Ma poi ogni trasferta ti coinvolge,ti diverte, è storia a sé, noi partiamo comunque… Solo che la pazienza ha un limite. Tutto quello che vogliamo, non ci serve nulla, va bene così, facciamo sempre quello in cui crediamo e continuiamo ad andare avanti. Ma la pazienza ha un limite quando la squadra sembra volerti prendere per culo, quando la città si dimentica di avere una squadra di calcio, quando la gente che normalmente ci segue si scoraggia per così poco. E' dura e lo sappiamo. Vogliamo solo che l'orgoglio prenda il sopravvento su tutto, che il fatto di essere pescaresi ed ultras basti, come basta a noi, a tanti altri, per andare avanti, per viaggiare, per strillare, per portare avanti il nostro discorso. Tutto quello che abbiamo attorno non ci riguarda adesso. Orgoglio sopra a tutto, sopra ogni cosa, orgoglio ed unità. Noi vorremmo che tutta quella gente che ci sta a guardare, tutta quella gente che tiepidamente viene in curva si agiti, si muova, che capisca che il Pescara è qualcosa che appartiene anche a loro e che come tale va amato, sostenuto e difeso. Siamo pochi e dobbiamo fare fronte comune. Solo così riusciremo a dare un significato alla nostra presenza, presenza che va sempre più sbandando, ma che deve ritrovare la sua giusta collocazione. Noi siamo il Pescara, noi siamo Pescara, aldilà di ogni Calaiò, di ogni Paterna e di ogni altra cosa. Solo noi possiamo riemergere da tutta questa situazione, forza ragazzi. Vogliamo che , risultati a parte, qualcosa vi si smuova dentro e vi spinga ad essere pescaresi non solo nei commenti settimanali, ma anche la domenica, anche in trasferta… E' tutto nelle nostre mani! E' tempo di lottare! |
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Abbiamo parlato spesso e volentieri di quelli che sono i valori Ultras… Chi è abituato a sentir parlare di Ultras su giornali e televisioni ( a proposito pare che, tra tasse ed Iraq, l'argomento sia tornato di moda…) potrebbe trasalire nel vedere la famigerata parola ‘Ultras' accoppiata a quella ‘valori'… Eppure i valori in noi ci sono, si manifestano e sono sicuramente meno spalmati di ipocrisia di quelli di cui il mondo circostante si vanta. Abbiamo più volte parlato di amicizia, di lealtà, di solidarietà, di sacrifici e coraggio, questa volta vorremmo sottolineare il valore dell'AUTONOMIA. ‘Tutto ciò che ho l'ho conquistato' od anche ‘Vivo perché ho la forza di farlo, non perché qualcuno me lo permette' …Eccovi spiegate l'autonomia e l'indipendenza per come le intendiamo. Gli Ultras nascono perché hanno e sono una forza, occupano uno spazio, si creano un mondo non per gentile concessione di qualcuno, ma perché nessuno riesce a negargli quello spazio vitale del quale necessitano. Il che vuol dire che tutto quello che gli Ultras hanno fatto negli anni, dai semplici ‘strumenti del tifo' quali striscioni e bandiere, alle manifestazioni, ai giornali, alle prese di posizione più ‘strane' e radicali sono frutto del lavoro non retribuito, fatto per passione, dagli ultras e solo da loro. Senza accordi, finanziamenti, da chissà chi, senza troppe concessioni. Imporre la propria presenza e le varie e variopinte manifestazioni di essa, essere orgogliosi di sapere che tutto ciò che si è e che si ha è solo frutto dell'impegno e della dedizione che tanti ragazzi mettono in una causa nella quale credono. Del resto noi Ultras ci proclamiamo differenti da tutto quello che ci circonda, antagonisti per certi versi, e ciò implica il fatto di non accettare nulla da nessuno, per coerenza, per non essere ‘contagiati' dal mondo che ci circonda. Succede tuttavia in molte piazze italiane che questi valori Ultras vengano insozzati, che ci siano più o meno sistematici rapporti con istituzioni o società, che qualcuno diriga gruppi ultras come si farebbe con un'azienda o un comitato d'affari…non ci riguarda , continuiamo per la nostra strada. Siamo convinti che la partecipazione crei la nostra forza, il nostro valore, convinti che ogni passo in avanti che facciamo sia piccolo, che la nostra stessa presenza sia ridotta, purtroppo, a poco, ma sappiamo e ne siamo orgogliosi, che tutto ciò che abbiamo è esclusivamente frutto del nostro impegno… Autonomi, indipendenti: ULTRAS! |
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Una fermata sbagliata, uno scherzo del destino e ti ritrovi fuori da quel mondo a cui sei totalmente legato, anima e corpo dipendenti da quella che per molti (troppi) è soltanto una partita di pallone, 90 minuti di intrattenimento in una giornata qualsiasi, un passatempo paragonabile ad una serata al cinema o in discoteca...ed invece per te non è così, per te è come l'aria che respiri e ti scontri con le opinioni, le idee di tutta la gente ormai priva di ideali ed incapace di riscontrare in ciò che tu ami sentimenti e valori veri, genuini e forse a volte troppo duri per essere assimilati da chi passa le sue giornate a guardare il grande fratello o amici di Maria De Filippi… Penso a questi ragazzi e mi chiedo se potranno mai capire cosa si prova a "convivere" per 90 minuti ( e non solo) con un perfetto sconosciuto o con il tuo migliore amico riuscendo a trattarli allo stesso modo, come se tutti fossero li con te e per te, come se le voci e i gesti di 10-100-1000 persone fossero quelli di una sola unica persona,compatta e inscindibile. Come spiegare a queste persone la complicità e l'attaccamento che provi quando di fronte hai un avversario con cui confrontarsi e di cui puoi anche avere paura, ma sai benissimo che affianco a te hai i tuoi fratelli, pronti a dare tutto e poi arriva la domenica...preparativi, clima di festa e di paranoie e ti senti escluso, certe volte fuori luogo, ma poi pensi che una diffida serve proprio a questo, a fiaccare il tuo amore, a smorzare la passione che hai per i tuoi colori e per ciò che rappresentano..e allora ti ribelli e capisci che questa condanna non sarà la fine, la tomba della tua fede bensì un punto di partenza, una nuova possibilità di dimostrare che non ti potranno mai togliere ciò che porti dentro con tanto orgoglio. Ad aiutarti c'è il pensiero dei tuoi amici che hanno la fortuna ed il dovere di andare ad inneggiare la maglia e ti viene voglia di ringraziarli, per ogni singola volta che con la loro voce ti hanno supportato...DIFFIDATI OLE'...e senti che il ritorno è un giorno più vicino! |
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Ma chi ve lo fa fare??? La domanda che ci sentiamo rivolgere ogni volta che ci apprestiamo a fare chilometri su chilometri per seguire una squadra che ci da, onestamente, molto poco.Ci capita di raggiungere Bergamo di giovedì sera, di partire la notte, ci capita di aspettare l'ora fatidica della partenza frequentando i locali della nostra città, i locali che frequentano tutti…Non ci chiudiamo sempre nei nostri ghetti a parlare continuamente di Pescara e di curve, di gruppi ultras e via dicendo…Pochi capiscono come alle quattro di mattina, dopo aver passato una serata in giro abbiamo voglia di partire, di andare lontano, sapendo già di vedere il Pescara perdere. Ma noi siamo ultras e non ce ne frega un cazzo se il Pescara perderà, non è una vittoria od una sconfitta a farci decidere di tifare per la nostra squadra, per quanti pochi possiamo essere, ci siamo ed ovunque andiamo siamo fieri di essere pescaresi… Quel che conta non è affatto il numero, a distinguerci sono ben altre cose. La compattezza, il colore, il tifo che facciamo ed il rispetto che ovunque ci guadagniamo…Noi ultras pescaresi di oggi siamo nati nel mito della curva nord degli anni '80. Una curva leggendaria…pescaresi sempre presenti ovunque, scontri dappertutto, mai nessuno che venisse qui a Pescara a fare passeggiate, un nome, quello dei RANGERS che riecheggiava per tutto lo stivale…La storia del mondo ultras è stata fatta anche da noi…Quelli che hanno vissuto quegli anni in cui la curva nord ‘spadroneggiava' ne sono giustamente orgogliosi. Noi cerchiamo di esserne degni eredi, cosa difficilissima, soprattutto considerando cosa è successo negli anni non solo a Pescara, ma in tutta Italia, a tutto il movimento, se così si può chiamare, ULTRAS. Molte volte ci troviamo ad ascoltare ‘ragazzi cresciuti' che ci raccontano epici eventi, scontri, trasferte…il discorso si conclude classicamente con “…una volta si che eravamo una curva, adesso Voi…” Gli anni sono passati. Dovunque. E negli anni la prima cosa a cambiare è stata la posizione degli ultras. Se un tempo l'opinione pubblica, le società calcistiche ed i giornali erano pronti a definire gli ultras ‘tifosi un po' più vivaci', da richiamare sempre ad ogni intemperanza, ma in fondo da giustificare, con gli anni gli ultras sono divenuti per tutti dei veri criminali, a cominciare dalle famiglie dei ragazzi che frequentavano gli stadi. Oggi la ghettizzazione è quanto mai evidente, e seppur gli scontri sono nettamente di meno di quanto non fossero negli anni passati, qualsiasi cosa avvenga la criminalizzazione, lo sbattere il mostro in prima pagina da parte di giornali e televisioni, è subito servito. E questo ha portato a nuove leggi sempre più repressive, a sbirri che sono liberi di fare quello che vogliono, a picchiarci, a trattarci da animali…sbirri sempre più armati di manganelli, lancialacrimogeni e telecamere, sbirri sempre più incazzati… Ma chi ve lo fa fare??? La domanda si ripete…Poi ci sono delle cose che riguardano la nostra città e la nostra squadra. Una squadra come la nostra, reduce da una retrocessione in C (ripescati…) e dai risultati penosi, non attira a se che gli ultras, il nocciolo duro, quelli che partono comunque, mentre i tifosi tiepidi, quelli che si mobilitano per i ‘festeggiamenti' per le partite di vertice, con questa squadra restano a casa… Poi c'è un'altra cosa che è cambiata, la nostra città ed il rapporto che essa ha con la squadra. Una volta Pescara città e Pescara Calcio erano un'unica cosa, la città intera si identificava nei successi e nelle sconfitte della squadra, i ragazzi non avevano altro da fare che seguire la squadra, anche perché altre forme di divertimento, soprattutto in inverno, mancavano. Adesso Pescara è cresciuta e notevolmente, le cose sono cambiate. La sera la città è piena di gente, vengono da fuori per stare con noi e tanta gente, tantissima gente al Pescara preferisce le discoteche, i locali, il casino per strada…Prima era quasi un obbligo seguire la squadra, era un divertimento di tutti. Adesso il Pescara è lasciato a noi pochi, il solito nocciolo duro, quelli che ci credono fino alla fine e che aspettano gli altri nei momenti belli, quando si festeggia, quelli che poi sanno che la vittoria è primariamente la loro…Ma chi ve lo fa fare???? Ce lo continuano a chiedere i nostri amici che passano le sere con noi e poi ci lasciano , soli, partire e dopo possono dormire…ce lo fa fare l'orgoglio di appartenenza, ce lo fa fare il rispetto che abbiamo per quelli che negli anni hanno creato il nome del nostro gruppo e ce lo fa fare il rispetto che abbiamo per noi stessi, convinti di essere degni di chiamarci Rangers!!! |
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Ultras allo stadio con la sciarpa al collo. Agenti in divisa ti perquisiscono, tu sorridi, sorridi, la tua collaborazione non gliela darai mai... 'Cosa c'è scritto sulla tua bandiera?' Silenzio, sorriso, il solito sorriso stampato. 'Aprila la bandiera' 'guardatela, c'è scritto un grande insulto...' Il blu apre guarda la tua innocentissima bandiera e ti avverte: 'stai attento tu'...tu sorridi...qualsiasi cosa mi farai io sono ultras, pensi, non mi fermi certo tu... 'Apri lo striscione' ti dicono imperativamente...sorridi...'lo striscione io lo porto dentro, se vuoi aprilo tu'... il blu,ti guarda male, poi con la pancia gonfia si china e comincia ad aprire, tu lo guardi sorridendo, altri blu guardano te che sorridi e si innervosiscono. Ti riprendi lo striscione dopo che 'lorsignori' hanno deciso che può andare...il potere costituitosi nella sua divisa ha deciso che nello striscione non c'è nulla di offensivo...Ti guardano male quando orgoglioso ti prendi il tuo striscione e sorridendo entri dentro, felice di essere LIBERO di andare oltre, felice di non essere come loro...felice del fatto che tu ordini non ne prendi proprio da nessuno... Durante la partita loro ti guardano...sono in cabina di regia, con le tue immagini potrebbero fare un bellissimo documentario...la bellissima domenica di un ultras. Loro invece sono lì, di guardia, dietro degli schermi e rosicano per la tua felicità, per la tua libertà che esprimi cantando e saltando, sventolando la tua bandiera, che servi spontaneamente e gratuitamente, perchè per te è un onore portarla, perchè per te è un onore ed una gioia essere ULTRAS, portatore dei tuoi valori, della tua libertà e dei colori della tua città. Tu vivi, stai vivendo al massimo insieme ai tuoi fratelli, compagni di mille battaglie, loro sono lì,sonnecchiano, mosci, innervositi dalla tua voglia di vivere ultras, innervositi dall'esercito di amici che ti porti dietro... E noi sorridiamo alle loro brutte facce, sorridiamo al clima di tensione che spesso creano, sorridiamo perchè sappiamo di avere dentro di noi qualcosa di grande, perchè siamo qualcosa di grande...siamo Ultras! Sorridiamo, facciamo loro capire che qualsiasi cosa faranno, che ci trattino male, che ci minaccino, che commettano abusi su di noi noi sorrideremo sempre, perchè noi siamo Ultras e di certo non ci fermeranno loro... |
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Spirito guerriero: concetto affascinante, da cui tutti gli ultras dovrebbero prendere spunto, allo stadio, nelle strade, nella vita. E allora ULTRAS.. parola stupenda ma non altrettanto semplice. Parola dalle mille sfaccettature, nata in Francia durante la rivoluzione francese, riscoperta in Italia negli anni '70 per indicare quei ragazzi che andavano allo stadio per sostenere le loro squadre, ma in un modo diverso, differente dal comune tifoso seduto comodamente in tribuna. GRUPPI ULTRAS, che nascono e finiscono con mille storie, belle e brutte, che si confrontano esteticamente, verbalmente, fisicamente. Per cosa? Per un ideale di vita, per un modo di vivere che appartiene al nostro DNA guerriero e istintivamente ribelle. Ribelle verso la norma, la consuetudine, le regole. Istinto di rivolta da prima nelle piazze, poi negli stadi, nelle curve, e adesso dove? Cosa succede?? Curve vuote, stadi semideserti, ragazzi ultras sì, ma più per moda che per un ideale (tranne quei pochi che ci credono veramente). I più pessimisti prevedono che a vederla bene il movimento fra 10 anni dovrebbe essere completamente scomparso, i più romantici dicono che non morirà mai..chissà.. A Pescara in un decennio le cose sono cambiate, inutile negare l'evidenza. Prima si viveva di PESCARA, di biancazzurro, di calcio e soprattutto di CURVA NORD per un intera settimana. La città cambia e con essa i suoi abitanti, le sue mode e le sue abitudini, schiavi di un vivere borghese, conforme alle regole di tutti i paesi occidentali. La vita da stadio non si sottrae a questa triste caratteristica. In trasferta adesso non si va in gruppo ma ognuno si organizza privatamente, con il proprio mezzo e con il proprio giretto di amici, inconsapevoli dei rischi che si corrono e soprattutto che si fanno correre all'immagine di un'intera tifoseria. L'unione fa la forza, proverbio scontato ma mai così adatto a questo problema che affligge la tifoseria biancazzurra. Unione perché se si fa parte di un gruppo bisogna avere altrettanto spirito di sacrificio verso il proprio gruppo, spirito che porta il singolo a sacrificarsi per quel nome e per quello striscione. Credete che basta mettersi cappellino e sciarpa per far parte di un gruppo? No, non ci siamo. Sacrificio, passione, amicizia, solidarietà e rispetto verso il tuo compagno di trasferta e verso quel nome che ci portiamo dietro, tutte peculiarità che trasformano un semplice tifoso in un ULTRAS, in una persona fiera di essere diversa da quel fiume di gente tutta uguale che fa della propria vita un senza senso. Troppo facile andare allo stadio mezz'ora prima dell' inizio e fare trasferte come pecore..se si vuole essere Ultras. Se non lo si è va bene, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma se si porta un nome addosso e in giro per l'Italia bisogna prendere atto delle proprie responsabilità. La nostra sede è aperta a tutti, se si vuole partecipare alla vita del gruppo basta farsi vedere, conoscersi e partecipare alle tante attività in cui i PESCARA RANGERS sono protagonisti. Forza ragazzi tutti insieme, per la città per i colori ma soprattutto per noi stessi! |
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Finirà il movimento Ultras??? Se ne parla da tanti anni, ma finora, pur essendo chiaro ed evidente un certo declino, gli ultras resistono, continuano a frequentare gli stadi, a fare trasferta e talvolta, nonostante veri e propri eserciti di ‘puffi' atti a contenerli, riescono ancora a scontrarsi. Gli ultras nascono ribelli, difficilmente controllabili, avversi. Una ribellione probabilmente incosciente che li porta ad adottare un modello differente di vita, a comportarsi diversamente, a fare di una squadra di calcio una fede, a fare del proprio gruppo una bandiera da onorare sempre e della propria curva una patria da amare, difendere ed esaltare. La curva è una patria, a cui si è legati, nella quale si ‘nasce' da ragazzini e nella quale è scritta la propria storia. La curva è vissuta, racchiude dentro di sé tutti noi. E i nostri stadi, per scalcinati che siano, li guardiamo con grande affetto, perché ci ricordano tanto, tutto il nostro passato. Eppure gli stadi si stanno trasformando, lentamente, ma si stanno trasformando. Telecamere fisse sugli spalti, ad esempio. Con ‘codici comportamentali' che cambiano, velocemente, terribilmente. Sarebbe ipocrita contestare le telecamere perché non ci permettono di scontrarci…scontrarsi è illegale… Le telecamere vengono utilizzate per visionare ed identificare chi si comporti contro legge, chi abbia un comportamento non rispondente al ‘codice comportamentale' che la legge prevede. Il passo fatto con l'installazione di dette telecamere è grosso: IL CONTROLLO TOTALE. Con il controllo totale i problemi si fanno seri.Oggi controllano che non si facciano determinate cose che tutti conoscono, ma un domani? La curva è sempre stato uno spazio NOSTRO, dove il comportamento da tenere lo decidevamo noi, uno spazio libero, aldilà di altri spazi ‘controllati' da forze dell'ordine ed istituzioni… Il problema sta proprio nel fatto che con il controllo totale un domani ci vieteranno di fare una qualsiasi cosa che oggi è normalissima, tipo stare in piedi, o fumare una sigaretta od anche sventolare una bandiera. Con il supporto delle telecamere e di altri strumenti tecnologici atti alla repressione ci stanno espropriando del nostro luogo per eccellenza, della nostra patria. E c'è una data, importante, forse fatidica. Il 2012, anno in cui l'Italia ospiterà i campionati europei di calcio. A quella data gli stadi italiani saranno tutti rammodernati, o ricostruiti totalmente. E tutto ciò avverrà seguendo una nuova concezione di stadio e di evento sportivo. Lo stadio, per essere in attivo, ospiterà negozi, centri commerciali, ristoranti…Dovrà essere quello ed aperto sette giorni su sette. La partita sarà solo uno dei tanti eventi ospitati dall'impianto, utile magari a far affluire altra gente nel circuito commerciale. Inutile dire che la tecnologia atta al controllo sarà spaventosa. Ma il problema è principalmente di concetto. Lo stadio non sarà più ‘il luogo' del calcio, non trasuderà emozioni alla sola vista. Sarà un qualcosa di razionale, perfetto e pertanto COSTOSISSIMO. Lo stadio sarà la poltrona degli spettatori, seduti, comodi e divoranti cibo. La differenza è che noi non siamo spettatori. Noi GIOCHIAMO con la nostra squadra, non ci limitiamo ad assistere alla partita, entriamo dentro alla patita, con la nostra partecipazione ne modifichiamo l'esito, siamo in campo con la nostra voce, con il nostro entusiasmo. Ed anche sarà fatto di tutto per allontanarci, perché va da sé che centri commerciali, ristoranti, cinema e teatri non possono essere circondati da ultras, da scorte impressionanti etc… La ricostruzione degli stadi sarà quindi il culmine del processo di chiara repressione che da una decina di anni popola i nostri giorni. Possibilità di scamparne??? Veramente poche…necessario però resistere, continuare ad essere ultras, continuare ad essere presenti… |
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E nuovamente vecchi tromboni, politicanti del lunedì, sotto-biscardi, sotto-moggi e sotto-galliani hanno ridato fiato alle loro voci, riportando all'ordine del giorno il problema che, l'unico degno di due pagine al giorno su tutti i quotidiani per una settimana intera, attanaglia la vita di tutti gli italiani. Sono trent'anni che in Italia si parla di violenza negli stadi ed ogni volta i toni sono gli stessi... finto scandalizzato si leva il grido di gente moralmente impeccabile, i soliti giornalisti che sono ciechi e sordi quando si tratta di guardare i veri problemi del calcio, prudentissimi nel parlare di doping, partite combinate, calcio scommesse, calcio svenduto ad esigenze televisive... decisi e fermi, giustizieri implacabili quando c'è da parlare invece degli ultras, pronti a condannare, qualsiasi cosa facciano, qualcisasi cosa dicano, senza preoccuparsi di stare a controllare la veridicità di quello che dicono, tanto se diffami l'ultras, se lo condanni anche per qualcosa che non ha fatto nessuno ti dirà mai nulla, gli ultras non sono portatori di intere$$i... Nel fine settimana scorsa abbiamo sentire il Ministro dell'Interno Pisanu tuonare contro gli ultras... le televisioni hanno passato e ripassato immagini di scontri e fatto vedere decine di volte i simboli politici esposti nella partita Lazio-Livorno, accompagnati dai soliti commenti idioti: ma come bandiere politiche allo stadio???? Posto che noi difendiamo la nostra volontà di rimanere sempre ed asolutamente apolitici e che la politica in curva la riteniamo solo un elemento di divisione non possiamo non constatare delle cose. Chiunque abbia mai conosciuto qualcuno che abbia mai varcato la soglia di una curva sa benissimo che in determinate curve le banidere politiche sono di casa e che queste proliferano nel momento in cui si affronta una squadra la cui curva sia dell'opposto schieramento politico. Quello che si è visto in Lazio-Livorno si era già visto in altre partite in questo stesso campionato, quando il Livorno ha affrontato l'Inter e la Roma ad esempio, ma allora i commenti non erano stati severi... Scontri: in tutto il campionato ce ne sono stati diversi, sicuramente quelli della scorsa settimana non sono stati i peggiori. Ma allora perchè c'è stata tanta mobilitazione, perchè il Ministro dell'Interno è voluto intervenire ed introdurre nuove norme??? Forse che il governo avesse bisogno di un tema per distogliere parzialmente l'attenzione sulla batosta elettorale delle precedenti elezioni regionali??? Forse che servisse un tema 'giusto' capace di portare il consenso di tutti, che giustificasse l'intervento deciso del governo e che il ministro non si è fatto scappare. Del resto siamo abituati all'utilizzo strumentale del problema ultras: appena approvate le nuove leggi, quattro anni fa, per un lungo periodo i giornali nazionali non hanno parlato di incidenti tra ultras, anche quando questi accadevano, anche quando erano particolarmente violenti, al limite si leggeva di scaramucce... così nel periodo precedente alla promulgazione di quelle stesse leggi ogni piccolo incidente era un violento scontro da ricordare per giorni... Si chiama utilizzo dei mas-media al fine di creare il consenso per poi intervenire legislativamente. I giornali creano il problema a livello di pubblica opinione ed il governo dopo aver fatto decantare il problema per un pò, dà la giusta risposta, guadagnandone in consensi e popolarità. Con ciò non stiamo a lamentarci dell'intervento di un Ministro. Sappiamo che scontrarsi è fuori legge, non ci possiamo certamente nascondere dietro ad una disparità di trattamento, per quanto sistematica sia; non cerchiamo una giustificazione nel fatto che gente ipocrita e bigotta parli male di noi alla propria bisogna. Si cerca solo di comprendere quali possono essere le dinamiche che giorno dopo giorno ci stanno chiudendo la strada, l'intelligenza che muove verso di noi, per cercare di difenderci anche noi in maniera intelligente, per comprendere quando c'è un interesse a colpirci e perchè e quando invece no. Di certo non ci troviamo ad affrontare la 'prima crociata' anti-ultras e di certo non sarà l'ultima. C'è la necessità di resistere, ma sarebbe opportuno farlo con cognizione di causa e non così alla rinfusa... |
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Giorno di trasferta, gli amici partono e tu lì, a salutarli, felice fuori ma incazzato dentro. Sei diffidato e non puoi andare, e molto probabilmente vai anche a mettere due autografi in questura. Eppure rimani lì, con il gruppo, con i tuoi compagni, uniti in attesa dell'alba che pian piano si avvicina. Questa volta l'alba si chiamava CESENA, una trasferta classica per il tifo pescarese, simbolo di antiche invasioni biancazzurre, che oggi sanno di medioevo. Una trasferta speciale per alcuni di noi, per quei ragazzi che rientravano dopo la diffida arrivata per i fatti di Roncobilaccio. Così è stato. Di nuovo insieme dalla mattina, in attesa della partenza del pomeriggio, a srotolare striscioni, a sbandierare i vessilli ma soprattutto a riempirci di risate grazie ad alcuni fantomatici personaggi della curva nord e alla goliardia che ci accompagna ovunque. Si parte, tutto come prima: autostrada, autogrill, birra, polizia, scorte, stadio, cori e un po' di calcio.. Bellissimo, tutto bellissimo, tifo d'altri tempi a cui ci eravamo un po' disabituati ultimamente. Settore ospiti tracotante bianco e azzurro. Curva di casa sovrastata. Eppure qualcosa ronza per la testa, qualcosa di strano, qualcosa che ti fa innervosire perché ci sei passato.. Dove sono gli altri? Sono a Pescara in questura, a firmare. La loro libertà è condizionata, è vincolata da quel provvedimento infame che mira a ucciderli come ultras e come tifosi, perché i due concetti sono molto differenti. E tu dentro allo stadio che non puoi fare niente, che stai lì a sgolarti per il Pescara, per la città per i colori, ma soprattutto per loro, solo per loro, per quei ragazzi che ci credono veramente, che vivono dalla mattina alla sera ultras, che non dimenticano mai il loro orgoglio, i loro amici, la loro curva e che aspettano come abbiamo fatto noi una nuova alba che pian piano si avvicina… |
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Combattere, quello che facciamo da sempre, dal 1976, in questo stadio del quale conosciamo tutto ed in tantissimi stadi di tutt'Italia, ovunque. Adesso, combattere, per questa squadra che rischia di retrocedere.Una volta ancora, farci sentire, smuovere i cuori e le gambe di questi undici in campo, smuovere i cuori e le voci di quanti stanno allo stadio e fanno i semplici spettatori… No, oggi bisogna lottare ,tutti,che non possiamo permetterci passi falsi, dobbiamo lottare per vincere. Poi, ancora, combattere per sopravvivere, come ultras, per la vita. Stiamo attraversando un particolare periodo di repressione, la solita campagna stampa che ci dipinge come i cattivi assoluti, il male sincero ed in dubbio del mondo, come Bush parla di Cattivi con la C maiuscola, in Italia si dilettano a parlare di Cattivi con la C maiuscola, ma questi cattivi questa volta siamo noi. Facile sarebbe fare dell'ironia, ma purtroppo qui si sono messi in testa di abbattere ogni tipo di nostra libertà. Ci resta poco da ridere e molta ira, molta frustrazione. Vedere gente ignobile che parla di noi, gente che con l'intelligenza e con la lealtà non ha nulla a che fare che ci vorrebbe morti. Bah, loro vivono strisciando, sempre e comunque, pronti ad ossequiare il potere, qualsiasi faccia abbia e qualsiasi cosa dica, pronti a flettersi in tutti i modi ed in tutte le posizioni possibili. Ultras è tante cose, anche negative, per carità, ma non è ipocrisia e non è piegarsi. La violenza è nell'uomo e sempre lo sarà, gli scontri sono il lineare sviluppo di certi atteggiamenti. Quello in cui crediamo lo difendiamo e lo portiamo avanti anima e corpo.Noi non ci pieghiamo che con le nostre articolazioni, i vermi si piegano con tutte le parti del corpo. Ora, combattere e vincere! Forza Pescara 1936 |